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Scanning nel calcio: come allenare i giocatori a guardarsi intorno prima di ricevere

7 minuti di lettura

Quattro studi 2025-2026 sullo scanning, cioè le occhiate intorno prima di ricevere il pallone: quanto si può allenare in poche settimane, cosa cambia nel passaggio e come inserirlo nella seduta.

Lo scanning si può allenare: in cinque settimane, con una o due sedute da 30 minuti a settimana, un gruppo di calciatrici Under 19 ha aumentato le occhiate intorno prima di ricevere. Quello che ancora manca, negli studi più recenti, è la prova che più occhiate producano passaggi più riusciti. Questo articolo mette in fila quattro lavori del 2025 e del 2026 e ne ricava indicazioni per la prossima seduta.

Che cosa si intende per scanning

Per scanning si intende un movimento attivo della testa con cui il giocatore stacca lo sguardo dal pallone per guardare compagni, avversari o spazio. Gli studi lo contano di solito nei secondi che precedono il primo controllo, cioè quando il giocatore sta per ricevere.

La domanda pratica per un allenatore è doppia. Si può far aumentare questa abitudine con esercizi mirati? E quando aumenta, il giocatore gioca meglio?

Cosa dice lo studio svizzero sulle calciatrici Under 19

Il lavoro più vicino al campo è quello di Hintermann e colleghi, pubblicato nel 2025 su *Frontiers in Sports and Active Living*. Hanno seguito 36 calciatrici di quattro squadre Under 19 svizzere, due di livello nazionale e due di base, con età media di 16,7 anni.

Il gruppo di intervento ha fatto cinque settimane di lavoro: una o due sedute a settimana, con un blocco di 30 minuti dopo il riscaldamento fatto di giochi ed esercizi pensati per l'esplorazione visiva. Il gruppo di controllo ha continuato con il programma abituale, centrato su controllo e primo tocco.

Le occhiate per situazione di ricezione, misurate in partite 4 contro 4 su 40 × 30 metri, sono passate da 0,88 a 1,44 nel gruppo di intervento. Nel gruppo di controllo da 0,61 a 0,92, un aumento non significativo. L'effetto si è visto soprattutto nelle giocatrici di livello nazionale (da 1,06 a 1,72), mentre in quelle di base la differenza non è risultata significativa. Il guadagno era ancora presente nel test di mantenimento, a qualche settimana dalla fine del programma.

Sul risultato dei gesti successivi lo studio non ha trovato un miglioramento. Ha trovato però un'associazione: le azioni precedute da uno sguardo prima del primo tocco finivano bene nel 70,6% dei casi, contro il 62,5% di quelle senza. È una correlazione, e le autrici stesse segnalano limiti importanti: gruppi non assegnati a caso, campione ridotto e un solo periodo di verifica a breve distanza.

Guardarsi intorno serve davvero a ricevere meglio?

Un secondo lavoro, di Hunter e colleghi (*Applied Sciences*, 2025), ha misurato la cosa in modo più controllato. Hanno fatto svolgere a 45 ragazzi di una academy brasiliana, Under 12 e Under 13, un test di passaggio contro pannelli di rimbalzo con segnali luminosi che indicavano il bersaglio successivo.

Nel test con giro a 360 gradi i ragazzi hanno guardato prima di ricevere solo nel 29% delle prove. Quando lo facevano, la direzione del giro era corretta nel 73% dei casi, contro il 51% senza sguardo. I giri corretti erano legati a più passaggi al minuto, a meno controlli con più di un tocco (11% contro 31%) e a meno bersagli mancati (3% contro 10%).

Il test non prevede avversari, quindi non riproduce la pressione della partita, e il campione è fatto di soli ragazzi di 12-13 anni. Resta un dato utile: nella situazione semplice, chi guarda prima gira meglio, e la maggior parte dei ragazzi non lo fa.

E la realtà virtuale?

Due studi hanno provato a far crescere lo scanning con visori di realtà virtuale. Sono lavori piccoli e vanno letti come esplorativi.

Il primo, di Erişik e colleghi (*BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation*, dicembre 2025), è uno studio randomizzato su 22 giocatori Under 16-17. Il gruppo che ha fatto 21 sedute in sette settimane con esercizi in VR, in aggiunta agli allenamenti normali, ha aumentato le occhiate in tutte le situazioni misurate rispetto al gruppo di controllo. Nei passaggi in uno o due tocchi riusciti c'è stato un miglioramento del 38%. Gli autori parlano di risultati preliminari e ricordano che il gruppo VR si è allenato anche più a lungo del gruppo di controllo.

Il secondo, di Tiercery e colleghi (*Virtual Reality*, 2026), ha coinvolto 16 giocatori di 14-15 anni di una academy francese: quattro sedute da 20 minuti in VR. Le occhiate per secondo prima della ricezione sono salite del 49% nel gruppo VR, ma la differenza con il gruppo di controllo non è risultata statisticamente significativa. La percentuale di passaggi riusciti è rimasta ferma (84,2% prima, 84,3% dopo). Gli autori scrivono che non si possono trarre conclusioni sul trasferimento alla partita e che servirebbero circa 22 giocatori per gruppo.

Per chi allena senza visori, il messaggio è semplice. La tecnologia non è indispensabile per lavorare sullo scanning, e nessuno dei due studi dimostra che renda meglio di un buon esercizio in campo.

Come portarlo nella prossima seduta

Lo studio svizzero è l'unico dei quattro che ha usato giochi ed esercizi di campo guidati dagli allenatori. Il suo schema è semplice da copiare nella struttura: un blocco di circa 30 minuti dopo il riscaldamento, una o due volte a settimana, per cinque settimane.

Qualche scelta pratica che discende dai dati:

  • Lavora in spazi ridotti con avversari, come i 4 contro 4 usati nello studio: senza pressione, nel test brasiliano, i ragazzi guardavano poco comunque.
  • Dai un compito che obblighi a guardare prima di ricevere, per esempio un segnale dato da un compagno o da un allenatore che il giocatore deve leggere prima del controllo.
  • Conta le occhiate in una partita a tema, anche a occhio o con un secondo allenatore. Nello studio svizzero la misura era sul momento della ricezione, ed è la più facile da osservare.
  • Dai tempo: nelle giocatrici di base lo studio svizzero non ha trovato un miglioramento significativo, quindi cinque settimane non bastano per tutti.
  • Non aspettarti subito più passaggi riusciti: finora nessuno studio con allenamento mirato lo ha dimostrato.

Annotare quali esercizi hai usato e con quale effetto sulle occhiate rende il confronto da una settimana all'altra molto più chiaro. Con Drillory puoi ritrovare in pochi secondi gli esercizi già usati con una squadra e vedere quando li hai proposti l'ultima volta.

Domande frequenti

Quante volte deve guardarsi intorno un giocatore prima di ricevere?

Gli studi non indicano una soglia valida per tutti. Nel lavoro svizzero le giocatrici del gruppo di intervento sono arrivate in media a 1,44 occhiate per situazione di ricezione. È un riferimento per un 4 contro 4 su spazio ridotto, non un obiettivo universale.

Lo scanning migliora i passaggi?

Nei test controllati senza avversari, chi guarda prima gira meglio e sbaglia meno. Negli studi di allenamento, però, l'aumento delle occhiate non si è ancora tradotto in un aumento misurabile della percentuale di passaggi riusciti. Serve ancora ricerca con campioni più ampi.

Serve la realtà virtuale?

No. I due studi in VR sono piccoli e hanno limiti dichiarati dagli stessi autori. L'unico studio con esercizi di campo ha ottenuto un aumento delle occhiate con giochi e situazioni a tema guidati dagli allenatori.

Da che età si può cominciare?

Gli studi considerati coprono età da 12 a 17 anni. Per le categorie più piccole e per il calcio senior, in questi lavori non ci sono dati diretti.

Fonti

  • scanning
  • esplorazione visiva
  • processi decisionali
  • settore giovanile
  • calcio femminile
  • metodologia

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