Feedback e istruzioni dell'allenatore: cosa dicono gli studi su quando e come parlare in campo
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Tre studi 2024-2025 su come parlano gli allenatori: quanto feedback arriva ai giocatori, in quale momento dell'esercizio cadono le istruzioni e perché conta su cosa è puntata l'attenzione.
Tre studi recenti guardano a una cosa che ogni allenatore fa ogni giorno senza misurarla: parlare ai giocatori durante la seduta. Il quadro che ne esce è semplice. Il feedback verbale è il canale principale, quasi tutte le istruzioni cadono mentre il gesto è in corso, e il contenuto di quelle istruzioni si può cambiare con un lavoro mirato. Nessuno dei tre lavori dice però cosa dire in una situazione precisa, e va tenuto presente.
Il feedback verbale è il canale principale, anche tra i professionisti
Page, Knowles, Green, Drust e Andrew hanno pubblicato nel 2025 sull'*International Journal of Sports Physiology and Performance* un sondaggio online con 19 domande su come si dà e si riceve feedback. Hanno risposto 139 persone di club della Premier League e della Football League inglesi: 34 allenatori, 39 giocatori e 66 membri dello staff di performance.
Le conversazioni quotidiane e informali risultano la fonte principale di feedback, indicate dal 59% all'80% dei rispondenti a seconda del gruppo. Oltre il 75% degli allenatori dichiara di dare feedback prima, durante e dopo allenamenti e partite. Oltre il 76% dei partecipanti lo dà o lo riceve in entrambe le direzioni.
È un sondaggio, quindi racconta cosa dichiarano le persone e non cosa funziona. Gli autori ne ricavano un'indicazione organizzativa: servono tempo e spazio perché questi scambi avvengano, oltre alla capacità di tenerli bene. Anche per chi allena una squadra dilettantistica vale la domanda di fondo: quanto del feedback che dai è una conversazione, e quanto è un'indicazione a senso unico?
Il feedback individuale cambia come il giocatore vive la seduta
Berntzen e Lagestad (*Frontiers in Sports and Active Living*, 2025) hanno messo alla prova l'effetto del feedback con un disegno incrociato. 95 ragazzi tra i 14 e i 18 anni, in una regione della Norvegia centrale, hanno svolto la stessa seduta due volte: una con feedback dell'allenatore, una senza. Nella versione senza feedback arrivavano solo messaggi generali al gruppo. Dopo ogni seduta compilavano un questionario.
Con il feedback, i giocatori hanno riportato più senso di padronanza, più motivazione e più la sensazione di essere visti dall'allenatore. Non sono cambiati in modo significativo il benessere, il piacere e la soddisfazione, se si guarda il campione intero. Nel gruppo di 32 ragazzi che frequentava una classe a indirizzo calcistico, invece, benessere, piacere, soddisfazione e percezione di sviluppo sono migliorati. Tra i 63 giocatori dei club, l'effetto significativo riguarda la sensazione di essere visti e la motivazione.
I limiti sono seri e gli autori stessi li dichiarano. Tutte le sedute sono state condotte da un solo allenatore, che è anche l'autore dello studio. Il questionario era costruito ad hoc e non validato. Il confronto riguarda una seduta sola. Nel testo, inoltre, la direzione dell'effetto sulla percezione di sviluppo nel gruppo dei club non è riportata in modo coerente tra sezioni, quindi su quel dato conviene non appoggiarsi.
Resta un risultato prudente: l'attenzione personale dell'allenatore è percepita e pesa sulla motivazione. Gli autori ricordano anche che nelle fasi di apprendimento tecnico un uso parco del feedback esplicito può essere preferibile, evitando consegne che dettano come risolvere il problema.
Quando cadono le istruzioni, e su cosa puntano l'attenzione
Il terzo lavoro entra nel dettaglio di cosa dicono gli allenatori. Andrew e colleghi (*Physical Education and Sport Pedagogy*, 2024) hanno osservato 5 allenatori di un settore giovanile professionistico, tra i 31 e i 47 anni, in 34 sedute con bambini dagli 8 ai 13 anni. Hanno classificato le istruzioni verbali per momento e per tipo di focus.
Il momento è la parte più netta. Il 64% delle istruzioni veniva dato mentre il giocatore eseguiva il gesto, contro il 15% prima e il 21% dopo.
Il focus può essere interno, cioè sul movimento del corpo, oppure esterno, cioè sull'effetto del movimento. Gli autori ricordano che il focus esterno è collegato a una migliore prestazione, a una migliore ritenzione e a un miglior trasferimento. Prima dell'intervento le istruzioni date durante l'azione erano più interne che esterne. Per capire la differenza: "stendi di più la gamba d'appoggio" è interna, "metti il pallone sul piede del compagno" è esterna. Gli esempi sono nostri, non dello studio.
Dopo un workshop sui principi dell'apprendimento motorio, costruito insieme ai tecnici e con i dati della loro stessa osservazione, la quota di istruzioni a focus esterno è aumentata in modo significativo. Il campione è piccolo, cinque allenatori, e gli autori parlano di case study: è un'indicazione sul fatto che la consegna si può cambiare, non una prova che valga ovunque.
Cosa cambiare nella prossima seduta
Questi studi non danno una ricetta, ma permettono di fare una verifica semplice e concreta.
- Prova a contare, per dieci minuti di un esercizio, quante volte parli mentre il giocatore sta eseguendo e quante prima o dopo.
- Riformula una o due consegne ricorrenti spostandole dal corpo al risultato: dove deve arrivare il pallone, quale spazio si apre, chi si libera.
- Dai a ogni giocatore, nel corso della seduta, almeno un feedback personale e specifico, anche breve.
- Lascia spazio alla risposta: nel calcio professionistico inglese lo scambio a due vie è la norma dichiarata, e anche con un U12 una domanda ("che cosa hai visto prima di passare?") vale più di una correzione.
Se vuoi che la modifica resti, segnati sulla scheda dell'esercizio le consegne che hanno funzionato. Puoi farlo su carta o anche in Drillory, accanto all'esercizio, così alla prossima seduta riparti da lì e non dalla memoria.
Domande frequenti
Più feedback significa sempre meglio?
Gli studi letti non dicono questo. Berntzen e Lagestad confrontano la presenza e l'assenza di feedback in una seduta, non la quantità. Gli autori stessi suggeriscono che quando il giocatore sta imparando un gesto tecnico l'uso moderato del feedback esplicito può essere preferibile.
Cosa vuol dire focus esterno in pratica?
Vuol dire dare una consegna che indica l'effetto del gesto, per esempio la traiettoria o il compagno da servire, invece di descrivere come muovere il corpo. È la distinzione usata da Andrew e colleghi per classificare le istruzioni.
Questi risultati valgono anche per adulti e squadre femminili?
Gli studi qui descritti riguardano ragazzi tra gli 8 e i 18 anni e club professionistici maschili inglesi. Per le squadre femminili e per gli adulti dilettanti non abbiamo dati diretti in questi lavori, quindi l'adattamento resta una scelta dell'allenatore.
Fonti
- Berntzen, I., Lagestad, P. (2025). Effects of coaches' feedback on psychological outcomes in youth football. *Frontiers in Sports and Active Living*, 7, 1527543. Testo completo
- Page, T., Knowles, Z., Green, M., Drust, B., Andrew, M. (2025). Verbal feedback is the primary mechanism for performance-related review in professional English male soccer: a quantitative exploration. *International Journal of Sports Physiology and Performance*. Scheda dello studio
- Andrew, M., Ford, P. R., McRobert, A. P., Whitehead, O., Foster, N. C., Miller, M. T., Hayes, S. J. (2024). Using a coproduced educational workshop to change the focus of verbal instructions delivered by professional youth soccer coaches: a case study. *Physical Education and Sport Pedagogy*. Scheda dello studio
- feedback
- comunicazione
- istruzioni verbali
- metodologia
- settore giovanile
- calcio senior
